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domenica 30 novembre 2014

La ricerca storica 2 -- Bergamo

Nel Trecento a Bergamo
c'erano circa 40 torri nobiliari
Per Milano e i Visconti della generazione 1325 il materiale di ricerca è stato abbondante (ne parlo in questo post). Contraddittorio, ingannevole e insidioso, ma quantomeno abbondante. Per il magister Jacopo de Apibus detto Crotto e Nera da Vertova (i personaggi dell'area bergamasca) il lavoro è stato più tortuoso e difficile.

Gli insediamenti romani di Bergamo (B.Belotti)
Primo e insostituibile testo di partenza è stata la versione aggiornata della Storia di Bergamo e dei Bergamaschi di Bortolo Belotti; molte delle informazioni generiche sulla situazione della città, sui personaggi in vista e sull'organizzazione in vicinie vengono da qui, così come gli spunti sull'Inquisizione bergamasca nel primo Trecento.
A partire da questo, grazie a Google Books ho potuto agevolmente consultare molti autori e testi menzionati da questa fonte storiografica - per brevità menziono soltanto le Memorie istoriche della città e chiesa di Bergamo del Ronchetti, l'Effemeride sagra e profana di Donato Calvi e un libello sulla vita di Alberico da Rosciate. Grazie alle lunghe sessioni di studio e ai prestiti interbibliotecari alla biblioteca di Sarnico e Ponte Nossa, ho poi messo le mani sull'utile libro (per quanto datato e non poco fazioso) delle biografie dei Vescovi di Bergamo, sui lavori di Andrea Zonca e su quelli di Maria Teresa Brolis, grazie ai quali ho potuto farmi un'idea sulla condizione femminile in quel periodo, sia dentro che fuori dall'ambito lavorativo.

Ho preso spunto dai processi ereticali di Gandino nel
primo Trecento per il filone inquisitorio del romanzo.
Per la documentazione sulle vicende di Nera sono state fondamentali anche le ricerche di Alma Poloni sull'area dell'Alta Val Seriana e l'esaustiva opera di Paolo Nobili sul paese di Vertova nel tardo Duecento. Informazioni più specifiche sui singoli paesi e le dinamiche fra di essi sono emersi consultando pubblicazioni di antropologia e storia dei paesi di Gandino, Clusone, Ponte Nossa, Parre e Angolo Terme, segnalatemi da gentilissimi eruditi locali come Sergio Castelletti, Renata Carissoni, Pietro Gelmi, Angelo Giorgi e altri ancora, che ho avuto il piacere e la fortuna di incontrare - a ovvia smentita, sono orgoglioso di sottolineare, di qualsiasi luogo comune circa la chiusura e il disinteresse per la cultura dei valligiani.

Parlando del laboratorio e dell'attività tintoria di Nera (che tanti lettori mi additano a "parti preferite" nel romanzo), i miei principali debiti documentari sono per una raccolta di saggi: Commercio nella Lombardia medievale, insieme a Medioevo simbolico e ai vari saggi del Mulino sull'abbigliamento, la cucina e il contado medievale. Anche qui, incalcolabile è stato l'apporto documentario di Google Books, con il quale è sufficiente inserire chiavi di ricerca come "Guado" e "medioevo" per ottenere una quantità pressoché infinita di materiale di approfondimento su qualunque campo (purché tali fonti si maneggino sempre con la dovuta accortezza). 

Il Donatus, l'antico libro di testo su cui Crotto
interroga i suoi alunni ne Le colpe dei padri
Online ho trovato una discreta quantità di materiale su Venturino de Apibus, ma molto meno su suo fratello Jacopo. Per ricostruire a grandi linee la biblioteca che i maestri della Scuola de Apibus dovevano avere a disposizione per il loro insegnamento, e per capire su quali letture il mio protagonista poteva aver costruito la sua formazione, mi sono affidato alla competenza del prof. Giuseppe Frasso, docente di Letteratura Italiana medievale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e le ho integrate con i saggi di storici anglosassoni sulla scuola e l'insegnamento in età comunale, rintracciati online (ad esempio questo), sia sulla celluloide dell'emeroteca della Biblioteca Sormani di Milano, oltre che naturalmente sui volumi della ricchissima biblioteca dell'Università Cattolica.

Targa marmorea presso la scomparsa
basilica di Sant'Alessandro
Ricostruire la fisionomia della città di Bergamo nel 1300 è stata un'impresa lunga, dolorosa e purtroppo non esente da imprecisioni. Due di esse sono emerse alcuni mesi fa dal confronto con la prof.ssa Maria Teresa Brolis (senza dubbio una delle maggiori conoscitrici del medioevo bergamasco, nonché autrice di alcuni dei saggi che avevo studiato) dopo la sua lettura de Le colpe dei padri. Imprecisioni tutto sommato modeste: nella mappa interna al romanzo, è errato l'orientamento della basilica di S. Alessandro (una chiesa che non esiste più da cinque secoli), e la mia descrizione di Porta S. Alessandro non è corretta. Sul resto della ricostruzione storica, tuttavia, la ricercatrice ed ex docente universitaria mi ha fatto i complimenti e non solo: nel passato settembre mi ha addirittura proposto un sodalizio per la scrittura del seguito delle Colpe. Questa offerta inaspettata mi ha insieme sorpreso, onorato e spronato a credere ancora maggiormente nel mio progetto di divulgazione storica attraverso romanzi d'avventura.

Citare la sitografia per intero sarebbe inutilmente lungo, ma oltre alle generiche piattaforme di ricerca come Google Books e Academia.edu, almeno due siti meritano una menzione diretta per l'importanza che hanno rivestito nel buon esito della mia ricerca. Il primo è stato il principale punto di riferimento sul piano linguistico, topologico e folkloristico per i capitoli di ambientazione bergamasca: il sito del Ducato di Piazza Pontida. Questa insigne organizzazione culturale orobica ha preso contatto con me alcuni mesi dopo la pubblicazione delle Colpe: oltre a dedicarmi un'elogiativa recensione, mi ha anche proposto una collaborazione con la sua testata storica, il Giopì, per scrivere articoli di approfondimento sul medioevo bergamasco. 
La seconda menzione d'onore è per Mille e una Bergamo, blog dedicato al passato e al presente di Bergamo, di una completezza, un'accessibilità e una qualità in cui raramente mi sono imbattuto altrove sul web. Da questo sito ho attinto spunti sia di ricerca che di immaginazione: ad esempio, la scelta di Borgo Canale come territorio dell'avventuriero notturno Scürfósk è scaturita dalla lettura di un articolo di itinerario turistico presente nel blog.

Ricostruire percorsi di ricerca durati un intero anno non è facile per me, soprattutto considerando la mia scarsissima memoria e la totale assenza, nel mio cammino di documentazione, di un piano ordinato o di una supervisione. In questo articolo ho a malapena sbocconcellato gli argomenti principali, tacendo innumerevoli fonti, saggi e contributi orali. Tuttavia, mi è sufficiente permettere al lettore di avere un'idea generale, uno scorcio bibliografico di ciò che ha nutrito Le colpe dei padri.
Per qualunque approfondimento o richiesta, sono a disposizione.

Buon proseguimento e buone letture!

Sul mio scaffale, la mensola dove raccolgo i testi di grande formato su Bergamo si è incurvata per il peso.

venerdì 23 maggio 2014

Le colpe dei padri - introduzione

Romanzo di formazione? Di avventura? Romanzo psicologico? Giallo storico? Le colpe dei padri è tutte queste cose insieme; soprattutto è un romanzo che descrive nel dettaglio la Lombardia medievale e i suoi protagonisti.
Per i suoi contenuti, Le colpe dei padri è rivolto a un pubblico dai 16 anni in su.

Il tempo della narrazione 

L'Italia del nord nel 1325. Disegno di Fabio Porfidia
Il primo capitolo si svolge nel 1321, tutti i seguenti invece coprono un arco di eventi che vanno dal 1325 al 1329. Si tratta di un periodo oscuro, in cui alle guerre costanti tra la fazione dei guelfi e quella dei ghibellini si aggiunge il raffreddamento del clima globale, portatore di sconvolgimenti climatici e carestie. Non è tutto: in un mondo in cui la gente muore di fame mentre gli alti prelati vestono d'oro e velluti, la guerra all'eresia è all'ordine del giorno. Tra i romanzi storici più famosi ambientati in questo periodo vanno ricordati Il nome della rosa di Umberto Eco (1327) e Mondo senza fine di Ken Follett (1327-1350).

I Protagonisti

Nera da Vertova è nata alla fine del 1313, alla vigilia di un cataclisma climatico di proporzioni continentali: su tutta Europa piovve per quasi due anni di seguito. I fiumi strariparono, le coltivazioni morirono, le bestie selvagge predarono le mandrie; nei racconti dei superstiti a quella carestia, non sono poche le testimonianze di necrofagia e cannibalismo. Dei bambini nati in quel periodo, Nera fu una dei pochi a sopravvivere. Nel 1321, quando il lettore fa la sua conoscenza, è una bambina dalle straordinarie doti; vive nel paese di Vertova, in una valle del contado di Bergamo. Figlia del tintore Tebaldo, Nera è cresciuta in povertà, ma ha il raro privilegio di saper leggere.

Jacopo Domenico de Apibus detto Crotto: nato nel 1300 a Bergamo, nella casa-scuola De Apibus, un illustre istituto in cui si insegna retorica e grammatica latina. Jacopo è il primo di quattro figli cresciuti tra uomini dotti e preziosi tomi di sapere antico. Purtroppo, lui non è come tutti gli altri. Ha una strana malattia che i medici non riescono a curare: dorme pochissimo, mai più di due ore su ventiquattro. La notte è il regno di demoni, streghe e malfattori; tutti chiudono la porta di casa e abbassano la barra, prima di andarsene a dormire. Jacopo non può smettere di pensarci. Cosa farsene, di quelle lunghe notti di tenebre e solitudine?

Azzone Visconti è nato nel 1302, dall'illustre stirpe che cacciò i della Torre da Milano e stabilì la propria egemonia sulla quarta città più grande d'Europa (dopo Firenze, Bruges e Venezia).
Azzone è l'unico figlio maschio di Galeazzo, signore della città: a lui spetteranno le redini del governo, un giorno. Ma la discordia regna tra il dominus e i suoi fratelli Giovanni, Luchino e Stefano, per non parlare del leggendario condottiero Marco, di cui Azzone è stato scudiero per anni. Azzone è sveglio, abile nel guerreggiare e eccellente nell'osservare, ma ha un carattere troppo mite per il ruolo che lo aspetta. Per Azzone, il momento di prendere decisioni dolorose è più vicino di quanto possa immaginare.

La storia 

Il Papa incorona l'Imperatore a Roma.
La narrazione è suddivisa in 18 capitoli, all'interno dei quali il punto di vista è stabilmente affidato a uno dei tre protagonisti. Capitolo dopo capitolo, le loro vicende proseguono in modo apparentemente indipendente; in realtà, sono collegate da un filo strettissimo che diventerà sempre più chiaro nel corso della narrazione. 
Jacopo, Azzone e le loro famiglie, così come il 70% dei personaggi del romanzo sono realmente esistiti; gli altri sono perlopiù persone di umili condizioni, che non hanno lasciato tracce di sé. Nessuno degli eventi della Storia è contraddetto nel mio romanzo: ho fatto del mio meglio per non storpiare nulla di ciò che è successo davvero, e laddove ho inventato qualcosa ho cercato di farlo nel modo più rispettoso possibile della realtà e dei costumi dell'epoca.  

L'obiettivo

Noi uomini e donne del XXI secolo viviamo meglio e più a lungo, siamo più ricchi e istruiti dei nostri avi medievali, eppure ci lamentiamo né più né meno di loro. La lettura è importante perché permette di espandere le proprie vedute; quando si ha a che fare con un periodo storico come il Trecento, questo è doppiamente vero. Il motivo è semplice: una tale dose di violenza e brutalità ci appare come qualcosa di alieno e la tentazione è quella di immaginarcela lontana, qualcosa che capita ad altri e altrove. Per questo ho scelto di mostrare questo periodo storico nei luoghi in cui sono nato e cresciuto. Non la Francia, l'Inghilterra o una sperduta abbazia: nomi famigliari, edifici che ancora esistono e si possono raggiungere e visitare in una giornata di bel tempo, da soli, in famiglia o con gli amici in gita di classe. Luoghi in cui possiamo aver camminato centinaia di volte senza avere la minima idea che la Storia, quella con la S maiuscola, è stata fatta proprio lì.
Se sarò riuscito in questo intento pur scrivendo un'opera scorrevole e interessante, il mio obiettivo sarà raggiunto. Io ho fatto del mio meglio: se ci sia riuscito o meno, dovrete deciderlo voi!

Un saluto e un abbraccio!